I secolari alberi di ulivo

I SECOLARI ALBERI DI ULIVO

 Avete mai fatto una passeggiata tra queste piante ? 


In Calabria il territorio in cui si contano più ulivi ultracentenari è l’Aspromonte. La loro storia risale a quasi mille anni fa, quando furono impiantati dai Normanni. 

Anche se apprendo che l'albero più antico si trova  Sardegna ed e l’ulivo millenario di Luras, datato a più di quattromila anni fa ed è conosciuto con il suggestivo appellativo di Patriarca della Natura

Questi che vedete sono i nostri secolari e a volte anche millenari  alberi di ulivo che si trovano nell'antico uliveto Principessa dei Principi di Gerace salendo verso Cittanova.

Sono affascinanti, uno diverso sull'altro sono delle vere sculture. Attraversano la storia della nostra Calabria.

Camminare accanto a questi alberi  contribuisce sicuramente a un senso di pace. La presenza di questi bellissimi alberi ha un effetto calmante.

Sono certo che fare una camminata fra queste piante migliora il benessere psicologico, promuove uno stato d'animo positivo ed in qualche modo riduce le negatività.

Gli oliveti hanno dimostrato di essere perfettamente adatti a coloro che vogliono godere di tutti questi benefici.


Da Roberto Barbaro

Se penso che molte di queste piante secolari da qualche tempo a questa parte sono state tagliate per fare posto a degli ordinatissimi e squallidissimi filari di Kiwi, un frutto d'importazione della Nuova Zelanda che nulla ha a che fare con la storia di questo territorio mi sento raggelare.
Fosse almeno di buona qualità, costa carissimo, non matura mai e quando lo fa é già buono da buttare via perché marcescente, però si vende, si vende soprattutto nell'industria dolciaria.

L'ulivo della piana dovrebbe essere protetto un po come il pino loricato della Sila; non ci sono sottoprodotti di questa pianta che non siano stati utilizzati dall'uomo dai tempi dei tempi, persino i prodotti di scarto non commestibili dall'olio lampante di Seminara che veniva acquistato dal Regno Unito per alimentare i lampioni stradali lungo il Tamigi nel 17° secolo, o alla peggio dalle nostre parti, per farne sapone.
Voglio ricordare che nel primo dopoguerra le prime ed uniche vere industrie che son nate sul territorio di Gioia Tauro erano legate alla lavorazione della sansa prodotta dalla molitura delle olive nei tanti frantoi molti dei quali si trovavano anche all'interno dell'area urbana. 
Non si buttava via nulla persino "u nozzuleddhu" che era un prodotto di scarto della macinazione delle olive non del tutto combusto nelle raffinerie veniva utilizzato per il riscaldamento domestico nei cosiddetti bracieri.

Ma poi vuoi mettere a sdraiarsi su un letto di freschissime felci all'ombra dell' uliveto nel mese di luglio col canto delle cicale, lo sguardo in alto tra le cime di queste maestosissime piante a filtrare la luce accecante del sole di mezzogiorno e riuscire a non pensare a nulla se non a quello stato di benessere che hai conosciuto almeno una volta nella vita. Io lo ricordo ed é stato più di una volta.









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